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La parola ai dibattenti

Perché dibattere?

Il dibattito è come uno sport:  si inizia un po’ per curiosità, perché piace, poi ci si appassiona. Come in ogni sport, si migliora solo praticandolo, e più si migliora più aumenta la soddisfazione, più si vuole continuare.

Ma c’è di più. Dibattere è uno sport un po’ particolare, che sviluppa dei muscoli che spesso tendiamo a dimenticare o trascurare: primo fra tutti è quello dell’ascolto. Quante volte nel discutere con qualcuno non si arriva a nessuna conclusione perché manca l’ascolto reciproco? Non a caso si parla spesso di “dialoghi tra sordi”. Questo perché troppo spesso si parte dalla convinzione di possedere la ragione, l’unica ragione, mentre in realtà, per citare A. Cattani “non esiste un torto che si contrappone alla ragione, ma più ragioni contrapposte”. E aggiungerei che attraverso il dibattito, la contrapposizione tra ragioni diventa una contesa fertile, generativa, perché se anche si può dire che non si giunge mai a una conclusione definitiva in un dibattito, bisogna comunque notare che non si dà mai un dibattito in cui non emergano punti di vista nuovi e stimoli alla riflessione. L’ascolto infatti porta con sé lo sviluppo di altri due “muscoli”: il rispetto e lo spirito critico, che permettono lo sviluppo di un dialogo vero e proprio, che non sfoci né nella lite, quando manca il rispetto, né nell’accettazione passiva delle tesi dell’altro, quando manca lo spirito critico. Infine, come conseguenza, viene sviluppato il “muscolo” cardine del dibattito: la capacità argomentativa, che sarebbe però inutilizzabile senza ascolto, rispetto e spirito critico.

Quindi il dibattito insegna ad ascoltare l’altro, rispettandolo ma mantenendosi critici nei confronti di ciò che dice, e non accettandolo passivamente, e allo stesso tempo a creare delle argomentazioni coerenti, persuasive e ben esposte. Tutti strumenti utili sia per la vita scolastica, che per la vita in generale. (Laura Schiavone).

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